Nutrimento



Allattare a richiesta è il modo migliore per assicurare al bambino tutto il nutrimento necessario, perché:
  • la produzione di latte dipende dalla suzione del bambino: più succhia, più il seno produce latte. La stimolazione del capezzolo e dell'areola, infatti, aumenta la produzione di prolattina, l'ormone dell'ipofisi che sintetizza il latte nella ghiandola mammaria. Una volta iniziata la sintesi del latte, un altro ormone, l'ossitocina, apre i dotti galattofori e permette la fuoriuscita del latte dal seno. 
  • la composizione del latte è più digeribile rispetto al latte artificiale e cambia composizione non solo nel corso dei mesi ma anche della stessa poppata, essendo all'inizio soprattutto acqua e zuccheri, per dissetare e alla fine più denso ed grasso, per saziare. Quindi l'intervallo tra una poppata e l'altra è comunque inferiore rispetto all' allattamento artificiale, ed è anche molto variabile dal momento che un neonato può chiedere il seno anche solo per dissetarsi. L'OMS raccomanda, infatti, l' allattamento esclusivo fino ai sei mesi, quando il suo organismo avrà raggiunto la maturità per digerire altri alimenti.
Nei primi mesi, l'allattamento al seno può rivelarsi piuttosto problematico, ma ciò non deve scoraggiare, perché sono difficoltà comuni a tutte le donne e si risolvono in breve tempo. In linea di massima, comunque, l'allattamento dovrebbe essere indolore, per cui se si avverte dolore, può significare che l'attacco non è corretto.
All'inizio la pelle dei capezzoli potrebbe diventare molto sensibile e delicata, anche a causa della saliva del neonato, che ha proprietà digestive. Attaccare il bambino al seno, in questo caso, può essere molto doloroso, soprattutto in presenza di ragadi (piccole ferite). Per rimediare, è opportuno lavare il seno solo con acqua e lasciarlo asciugare all'aria (se la stagione lo permette, altrimenti usare il phon) e per le ragadi, lasciare asciugare del latte materno (che ha proprietà cicatrizzanti) sul seno o, in casi estremi, usare una crema alla vitamina E. Dal momento che le ragadi possono derivare anche da un'attacco scorretto, è bene controllare che:
    • il bambino prenda anche l'areola (la zona scura intorno ai capezzoli) o almeno parte di essa (dovrà essere più visibile sopra che sotto) e sprema il seno con la lingua ad U (se visibile all'esterno)
    • il labbro inferiore sia rivolto all'esterno e quello superiore all'interno
    • le guance si gonfino ritmicamente e si senta deglutire il piccolo
    • fuoriesce latte anche dall'altro seno (riflesso di emissione)
In questo periodo, inoltre, la produzione di latte non è ancora ben calibrata, e basta che il bambino salti una poppata o si addormenti senza aver svuotato il seno completamente, perché ci sia un ristagno di latte o peggio un' ingorgo: Il seno ingorgato appare gonfio, teso e caldo e può esserci febbre.
Per svuotare il seno, bisogna applicare degli impacchi caldo umidi (per sciogliere l' ingorgo) ed attaccare il bambino, nella posizione rugby, oppure estrarre il latte, se il bambino non ha appetito, con un tiralatte a pompa (sono i più confortevoli; il tiralatte a siringa è più veloce, ma è doloroso; quello anti ristagno è totalmente inefficace).
Il latte estratto si può donare ad una banca del latte (non oltre i tre mesi dal parto) oppure conservare in freezer (per tre mesi) o in frigorifero per 24 h. Se la mamma non lavora fuori casa, non avrà occasione di usare le scorte congelate, per cui sarebbe meglio donare il latte in eccesso (in questo caso sarebbe opportuno sterilizzare il tiralatte prima di usarlo, tramite vapore, microonde o semplice bollitura, perché il latte donato è destinato ai neonati prematuri).
Quando la mamma è presente, infatti, è preferibile attaccare direttamente il bambino al seno e soprattutto evitare tettarelle artificiali (incluso il ciuccio) per somministrare il latte estratto perché interferiscono con l'allattamento.
La suzione al seno, infatti, è completamente diversa da quella al biberon e quindi è meglio non confondere il bambino allattato al seno, che comunque difficilmente li apprezza, offrendogli anche il biberon e il ciuccio, perché in questo modo il seno potrebbe essere meno stimolato e la produzione di latte diminuire.
Per allattare, si possono adottare diverse posizioni:

  • posizione classica da seduta: la testa del bambino è sorretta dall'incavo del gomito della madre e il braccio del bambino (quello che non si vede) abbraccia il corpo della madre, passando sotto il braccio che regge la testa. Questa posizione è possibile anche restando in piedi o in marcia, se si utilizza una fascia porta bebè, meglio se in abbinamento ad una milk shirt che permette di scoprirsi giusto il necessario e senza  difficoltà
  • posizione distesa: per allattare a letto è la posizione più comoda, soprattutto perché permette alla mamma di continuare a riposare mentre allatta (particolarmente utile per le poppate notturne)
  • posizione sottobraccio o rugby: il bambino è steso sotto il braccio della mamma. Questa posizione, che è particolarmente utile in caso di ingorgo o per allattare contemporaneamente due gemelli, richiede l'uso di cuscini o meglio di un cuscino da allattamento, che, allacciandosi intorno al corpo, della mamma è sicuramente più comodo e stabile
  • posizione a cavallo o sul fianco: l'uso della fascia rende questa posizione molto comoda in casi estremi (sull'autobus, in marcia sotto la pioggia ...) e in caso di reflusso è particolarmente indicata.
E' ovvio che poi ogni coppia mamma-bambino potrà trovare la posizione più consona alle proprie esigenze del momento ... l'essenziale è che il bambino sia sempre attaccato al seno correttamente.


Durante i primi 6 mesi di vita, possono esserci periodi in cui il bambino chiede di attaccarsi al seno più spesso, soprattutto di notte, perché ha bisogno di più latte. Questi periodi, detti scatti di crescita o giorni di frequenza sono assolutamente fisiologici e quindi non devono spaventare. Assecondando il bambino, si risolveranno in pochi giorni e l'allattamento proseguirà senza altri problemi. L'importante è non farsi prendere dall'ansia, ricorrendo subito all'aggiunta di latte artificiale, perché così si comprometterebbe il successo dell'allattamento e sarebbe davvero un peccato, considerando i vantaggi dell'allattamento al seno, sia per il bambino, che per la mamma:
  • rinforza le difese immunitarie del bambino, grazie agli anticorpi della mamma
  • previene il tumore al seno
  • aiuta la mamma a tornare in forma (allattare "costa" 500 kcal al giorno) e favorisce il ritorno dell'utero alle dimensioni originali, senza ricorrere ai farmaci
  • non costa nulla ed è igienicamente protetto
  • il latte è sempre disponibile e alla giusta temperatura
Per quanto riguarda le terapie, non è affatto vero che durante l'allattamento non si possano assumere medicinali. Quelli veramente controindicati sono davvero pochi e per la maggior parte ormai superati. E' sempre opportuno, comunque, consultare il medico prima di prendere decisioni affrettate, sia sull'allattamento, sia sulla terapia da seguire e in ogni caso mai farsi influenzare da pregiudizi e luoghi comuni. Eccone alcuni esempi più frequenti, con la relativa smentita:
  • per avere latte a sufficienza, bisogna bere la birra: al contrario, l'alcol fa male al bambino
  • il seno piccolo non produce abbastanza latte: la dimensione della ghiandola mammaria è uguale per tutte le donne, ciò che cambia è la quantità di adipe
  • quando si allatta, si devono evitare alcuni cibi, dal sapore più forte: al contrario bisogna seguire una dieta quanto mai varia e bilanciata; i sapori forti, aiuteranno il bambino nella fase dello svezzamento. Le uniche limitazioni possono riguardare uova, latte e latticini, se ci sono stati episodi di coliche, in relazione alla loro assunzione da parte della mamma
  • se in gravidanza non fuoriesce latte dal seno, non ce ne sarà neanche dopo il parto: alcune donne hanno delle perdite in gravidanza, ma la cosa è totalmente ininfluente, perché l'emissione di latte dipende dall'ossitocina, che interviene anche in altre funzioni organiche (per esempio nei rapporti sessuali)
  • dopo un' ingorgo il latte va via: diminuisce la produzione, ma continuando ad attaccare il piccolo (ed usando il tiralatte tra una poppata e l'altra, per svuotare il seno) la produzione di latte aumenta in breve tempo
Lo svezzamento naturale è il naturale proseguimento dell'allattamento a richiesta, da iniziare non prima dei sei mesi, come raccomanda l'OMS. Solo allora, infatti, l'organismo del bambino acquisisce la maturità per digerire e assimilare, senza problemi, cibi diversi dal latte materno. Infatti a partire dai sei mesi il bambino riesce a stare seduto senza sostegni e si cominciano ad intravedere i primi dentini (tenendo conto che ogni bambino ha i suoi tempi …), ma soprattutto il bambino comincia ad essere interessato a ciò che viene servito in tavola e vuole assaggiare quello che mangiano la mamma, il papà e i fratellini, se ci sono ...
In genere lo svezzamento tradizionale, tende a non assecondare questo interesse, ritenendo alcuni cibi pericolosi perché fonti di allergeni, motivo per cui ne raccomanda l'introduzione graduale, in relazione all'età del bambino. Questo pregiudizio nasce intorno agli anni Sessanta, con l'uscita in commercio dei primi latti formulati. In quel periodo si è incominciato a credere che il latte materno dopo i tre mesi del bambino non fosse più abbastanza nutriente da soddisfare le sue esigenze, per cui, parallelamente all'introduzione del latte artificiale, si è iniziato a praticare lo svezzamento precoce, a base di creme precotte, omogenizzati e passati di verdura o brodini vegetali, rimandando l'introduzione dei cibi potenzialmente allergizzanti dai sei mesi in poi. Così sono nati i calendari per lo svezzamento, spesso in netto contrasto l'uno con l'altro, e ormai completamente superati, viste le nuove linee guida dell'OMS per lo svezzamento.
Rimandando lo svezzamento ai 6 mesi, l'uso di alimenti specifici per l'infanzia, prodotti in atmosfera "protetta" (forse su un altro pianeta, visti gli attuali livelli di inquinamento atmosferico), non ha più senso e si può finalmente concedere al bambino di saziare le sue curiosità culinarie, destate già durante l'allattamento esclusivo e la gravidanza (il latte e il liquido amniotico assumono vagamente il sapore dei cibi preferiti dalla mamma). Ritardare l'assunzione dei cibi allergizzanti non è più necessario, anzi è preferibile sapere subito se ci sono allergie.
 
Lo svezzamento naturale consiste proprio nel lasciare il bambino libero di decidere come condurre lo svezzamento, senza imporre porzioni, portate … ma assecondando il suo naturale interesse per ciò che è servito in tavola, senza limitazioni. Il bambino dev'essere lasciato libero anche di manipolare il cibo, mangiare da solo, senza posate quando è possibile, per cui è bene organizzarsi, con dei grembiulini impermeabili, un seggiolone economico, facile da pulire e smontare, un bicchiere infrangibile … Nell'apparecchiare, bisogna prevedere che gran parte della porzione del bambino finirà su pavimento, per cui è bene collocare il seggiolone su una vecchia tovaglia, non tanto per proteggere il pavimento, quanto per poter "recuperare" il cibo finito per terra.
Per quanto riguarda la preparazione dei pasti, lo svezzamento naturale sarà un'ottima occasione per rivedere l'alimentazione di tutta la famiglia, eliminando cotture poco salutari, come la frittura e privilegiando le ricette e gli alimenti più leggeri e nutrienti. L'unica limitazione potrà essere per il latte vaccino, almeno fino al compimento del primo anno di vita del bambino o anche di più, se si allatta al seno.